Abbiamo visto, nel precedente articolo dedicato ai c.d. “beni significativi”, che gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, eseguiti su fabbricati a prevalente destinazione abitativa sono soggetti all’aliquota IVA del 10%.

Ricordiamo che sono comprese, nell’ambito degli interventi suddetti, le prestazioni di servizi complessivamente rese in base a un contratto d’appalto o d’opera, mentre restano escluse dall’agevolazione le operazioni che riguardano le sole cessioni di beni finiti.

L’IVA in misura ridotta si applica sull’intero valore delle prestazioni di servizi comprendendovi anche i beni impiegati (beni finiti inclusi). Laddove i beni impiegati rientrino nella categoria dei c.d. “beni significativi”, l’applicazione dell’aliquota ridotta anche a questi beni è possibile, ma solo fino a concorrenza del valore complessivo dell’intervento, considerato al netto del valore dei “beni significativi” medesimi.

La normativa prevede inoltre che nella fattura il prestatore è tenuto ad indicare:

  • il corrispettivo complessivo dell’operazione, comprensivo del valore dei “beni significativi”;
  • in maniera separata, il valore dei “beni significativi” (anche qualora il loro ammontare sia inferiore al 50% del valore complessivo della prestazione).

Nel caso di un intervento complesso, che ha per oggetto una pluralità di opere/servizi (tra cui sono comprese la fornitura e l’installazione di “beni significativi”), a fronte del quale il committente si obblighi a pagare un unico corrispettivo riferito all’opera nel suo complesso (comprensivo sia del valore della prestazione di servizi sia del valore del bene significativo), il fornitore/prestatore deve, in ogni caso, evidenziare separatamente in fattura il corrispettivo relativo all’intervento di recupero ed il valore imputabile ai “beni significativi” forniti nell’ambito dell’intervento stesso (distintamente, vale a dire il valore di ciascun “bene significativo” o indistintamente, indicando il valore complessivo dei “beni significativi” forniti). In tal caso l’intervento di recupero deve essere considerato unitariamente anche al fine di individuare il limite di valore entro il quale i “beni significativi” possono essere assoggettati ad IVA con applicazione dell’aliquota nella misura del 10%.
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Come si determina il valore dei beni significativi?

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Sulla questione è intervenuta la Legge di Stabilità 2018 (L. 205/2017), seguita da un recentissimo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate (Circolare 12/7/2018, n. 15/E), sulla base dei quali il valore dei “beni significativi” deve essere determinato:

  • avendo riguardo all’accordo contrattuale stipulato tra le parti;
  • tenendo conto solo di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei beni stessi (quindi sia delle materie prime che manodopera impiegata per la produzione):
  • escludendo il margine aggiunto dal prestatore (il c.d. mark-up) al costo di produzione o al costo di acquisizione (ricarico sulla rivendita) del “bene significativo” (con il quale si definisce il prezzo finale di cessione dello stesso al cliente/committente); ciò che rileva, dunque, è solo il costo “originario” del “bene significativo”, sia esso di produzione ovvero di acquisizione presso terzi;
  • in base all’autonomia funzionale delle parti staccate, rispetto al “bene significativo” principale.

In ogni caso il valore dei “beni significativi” non può essere inferiore:

  • al prezzo di acquisto dei beni/materie prime nonché della manodopera diretta necessari alla produzione dei beni stessi;
  • al relativo prezzo di acquisto, laddove il prestatore non sia anche il produttore.

Pertanto se il “bene significativo” fornito nell’ambito dell’intervento agevolato è prodotto dal prestatore stesso, ai fini dell’individuazione dell’aliquota IVA applicabile, il valore del bene è costituito dal relativo costo di produzione, comprensivo degli oneri che concorrono alla realizzazione del medesimo bene. Ne consegue quindi che il costo di produzione non può essere inferiore al costo delle materie prime utilizzate e al costo della manodopera impiegata.

Oltre ai costi direttamente imputabili al prodotto, occorrerà tener conto anche i costi indiretti (c.d. costi generali di produzione) sostenuti nel corso della produzione dei beni (come l’ammortamento di beni materiali e immateriali che contribuiscono alla produzione, le manutenzioni e le riparazioni, ecc.), ad esclusione dei costi generali e amministrativi e dei costi di distribuzione dei prodotti.

Diversamente, nel caso in cui il fornitore non produca il “bene significativo”, bensì acquisti lo stesso da terzi, il valore del bene, ai fini dell’individuazione dell’aliquota IVA applicabile, non può essere inferiore al suo valore di acquisto.
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Cosa sono le parti staccate?

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Le parti staccate di un “bene significativo” sono tutte quelle componenti che vengono fornite insieme allo stesso nell’ambito di una prestazione di servizi avente ad oggetto un intervento di recupero agevolato, come nel caso di intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria.

Sono ad esempio parti staccate di un infisso le tapparelle, le zanzariere o le inferriate di sicurezza, come lo è anche il bruciatore per la caldaia.
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Come influisce l’autonomia funzionale delle parti staccate?

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Nell’ambito dell’intervento edilizio, qualora vengano fornite, oltre al bene principale, anche le “parti staccate”, per poter calcolare correttamente l’importo sul quale applicare l’IVA al 10%, si pone il problema di verificare se le stesse:

  • assumano rilevanza autonoma e quindi siano soggette al medesimo trattamento fiscale previsto per la prestazione di servizi (con IVA al 10% senza limitazioni);
  • vadano considerate quali componenti essenziali del” bene significativo” e, dunque, ne seguano le sorti per quanto concerne la determinazione dell’aliquota IVA.

Se le parti staccate dei “beni significativi” hanno una loro autonomia funzionale rispetto al “bene significativo” stesso, non devono essere comprese nel valore del “bene significativo”; diversamente, se la parte staccata concorre alla normale funzionalità dei “beni significativi” ed è, dunque, priva di una propria autonomia funzionale, la stessa deve essere considerata parte integrante dei medesimi beni. In quest’ultimo caso, il valore della parte staccata deve confluire, ai fini della determinazione del limite cui applicare l’aliquota IVA del 10% nel valore dei “beni significativi”.

A questo proposito l’Agenzia delle Entrate ha fornito degli esempi per capirne il concetto, prendendo come casi l’installazione di tapparelle, scuri, veneziane, zanzariere, inferriate o grate di sicurezza.

Tali sistemi, oscuranti o protettivi, sono generalmente autonomi rispetto agli infissi (quindi il loro costo deve essere considerato separatamente rispetto a questi ultimi). Ma, nel caso in cui le tapparelle (o gli altri sistemi oscuranti) o le zanzariere siano strutturalmente integrate negli infissi, il loro valore, ai fini dell’applicazione dell’aliquota agevolata, confluisce in quello dei “beni significativi”.

Diverso il discorso per le grate e le inferriate, in quanto, sono sempre autonome e godono di conseguenza sempre dell’applicazione dell’IVA al 10%.

Nel caso in cui l’intervento di manutenzione agevolato abbia ad oggetto l’installazione/sostituzione della sola componente staccata di un “bene significativo” già installato precedentemente, ai fini dell’applicazione dell’aliquota agevolata, non è necessaria alcuna valutazione in merito all’autonomia funzionale di detta componente rispetto al “bene significativo”; in tal caso, infatti, l’intervento non ha ad oggetto l’installazione del “bene significativo”, bensì la sostituzione/installazione di una sua parte staccata. Conseguentemente, ai fini dell’applicazione dell’aliquota nella misura del 10%, il valore della parte staccata è attratto nel valore complessivo della prestazione di servizi.

Prendiamo come esempio la sostituzione del bruciatore di una caldaia, già installata. Anche se il bruciatore (componente/parte staccata della caldaia) non ha un’autonomia funzionale rispetto alla caldaia, nell’intervento in questione non viene fornito il “bene significativo” (la caldaia), bensì esclusivamente una componente dello stesso, per cui la particolare normativa prevista per i “beni significativi” non può trovare applicazione e di conseguenza il valore del bruciatore confluisce indistintamente nel valore della prestazione di servizi, usufruendo senza limitazioni dell’IVA nella misura del 10%.
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